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Titolo : A RITMO di Anna Giacobbe tratto dalla Rivista Marea n.03/2005
 

Dal momento in cui veniamo al mondo, la nostra vita si evolve e si svolge all'insegna del ritmo.

 

 

Il primo ritmo che conosciamo è quello datoci dal cuore di nostra madre e dall’oscillazione del nostro corpo nel liquido amniotico. La relazione del/la neonato/a con la propria madre o con la persona che si prende cura di lui/lei, è caratterizzata fin dai primi momenti da una perfetta sincronia. I movimenti del/la bambino/a sono perfettamente sincronizzati in una specie di danza, fatta di movimenti, suoni e pause. E così la nostra vita si svolge secondo i ritmi biologici: sono e veglia, attività e riposo. E ancora il ritmo lo ritroviamo nell’alternarsi delle stagioni, del giorno e della notte. E potremmo via via elencare le varie alternanze che ci coinvolgono dalla vita alla morte. Il mio interesse qui è quello di riflettere su “come” utilizziamo le pause che il ritmo della vita ci offre.
Può essere interessante andare a scoprire “come” utilizziamo le pause attraverso il ciclo di contatto della psicoterapia della Gestalt.
La Gestalt “analizza i modi in cui nel qui-e-ora, organismo e ambiente instaurano, mantengono e portano a termine l’esperienza del contatto”.


Il ciclo dell’esperienza di contatto-ritiro dal contatto è caratterizzato da quattro fasi che si sviluppano progressivamente ed è rappresentato graficamente da una curva.

  • Fase di pre-contatto, l’organismo orienta il proprio bisogno emergente es. i segnali che ricevo dal mio corpo mi fanno comprendere che “ho fame”. Momento della consapevolezza.
  • Fase del contatto, l’organismo si mobilita per procurarsi il cibo. Mi muovo per andare “verso”.
  • Fase del contatto pieno, il contatto giunge al compimento “mangio” aggredisco il cibo, godo delle sensazioni piacevoli che gli alimenti mi danno e percepisco il senso di pienezza dello stomaco.
  • Fase del post-contatto, questa è la fase del “dopo”, il tempo del ritiro del contatto e dell’assimilazione dell’esperienza. Es.”mi sento rilassato/a”, godo di questa sensazione di pienezza e piano piano esco da questa esperienza e con il nutrimento di questa mi preparo a viverne una nuova.
    Quest’ultima è la fase, parlando di pause, che ci interessa. In questo punto della curva possiamo vedere “come” viviamo il post-contatto. Ci sono persone che, quando entrano in questa fase, non riescono a godere della pausa, devono essere sempre attive, non riescono a “stare”, a godere dell’esperienza appena vissuta.


Nella bulimia per esempio ci troviamo di fronte alla difficoltà di stare nell’assimilazione del cibo. La persona che soffre di bulimia, dopo aver fatto contatto con il cibo nella fase del postcontatto lo vomita, per poi ricominciare a percepire un nuovo bisogno di cibo che va momentaneamente a riempire un “vuoto” e di conseguenza a placare l’ansia emergente.
Altro esempio dopo aver fatto all’amore, una coppia non gode del momento del post-contatto e anziché stare nella sensazione di ciò che reciprocamente si è dato e ricevuto, ci si interrompe per far dell’altro. Così come a volte non si è in grado di concedersi una pausa di riposo dopo una giornata di lavoro. Potrei continuare a fare altri esempi, ma penso che ognuno/a di noi traendo dal proprio quotidiano possa trovare esempi più consoni al proprio vissuto. Come dice J.Zinker:”La nostra cultura riflette un pregiudizio verso il ritmo naturale della vita: E’ più accettabile parlare che stare zitti. Si preferisce una produttività regolare alla “pigrizia” la confluenza al confronto. Viene rinforzata l’allegria mentre viene scoraggiata la tristezza. Si preferisce la socializzazione alla solitudine...La certezza è superiore alla confusione. L’energia è meglio della stanchezza. Queste predilezioni della cultura occidentale sono il rifiuto di una vita che ha in sé ritmo, variabilità di movimento e continuità. L’individuo che interrompe il ciclo fra contatto e ritiro non è in grado di lasciar andare la propria esperienza quando è al culmine Indulge nell’esperienza al di là del punto di ritorno e per difesa può negarsi le sensazioni di fatica, pesantezza o intontimento.
Ma non tutti vivono la pausa e/o il post-contatto in modo non sano. Ci sono persone che hanno trovato un piacevole ritmo nella propria vita, che sanno fermarsi quando sono sazi, che sanno gustare la sensazione del “dopo l’amore”, che sanno rilassarsi dopo una giornata faticosa, che sanno godere del ricordo delle esperienze che la vita gli ha offerto senza andare in frantumi.
Ci sarebbero ancora tante cose da dire sulla pausa, senza di essa non ci sarebbe la musica, immaginate uno spartito senza pause, oppure una inspirazione senza una pausa che segue l’espirazione, impossibile!
O ancora, se nella comunicazione con l’altro immettiamo delle pause, “c’è speranza” per chi ascolta di poter dire la sua opinione. L’alternanza nella relazione è fondamentale ed essa non esisterebbe senza una pausa. Le coppie litigano spesso per “mancanza di pause” che porta a una mancanza di ascolto.
La pausa è come lo STOP nelle danze primitive, come nell’Expression Primitive, il percussionista stoppa il suono del tamburo e i danzatori si fermano, come si faceva da bambini/e nel gioco delle belle statuine, tutto si blocca, sentiamo la nostra energia che spinge per uscire e noi la tratteniamo, creando un effetto magico dove tutto è fermo, immobile, ma vivo; è il momento della pausa, è il momento dove tutto dentro di noi vive intensamente, è l’esperienza che i nutre che ci fa diventare sempre più creativi/e per poi ripartire, sempre più ricchi/e, per una nuova avventura della vita.

Bibliografia

  • Francesetti Gianni, Attacchi di Panico e postmodernità. Ed.FrancoAngeli
  • Giacobbe Anna, Ipotesi di trattamento della nevrosi ossessiva compulsiva attraverso l’utilizzo dell’Expression Primitive. Tesi finale in Danzaterapia
  • Massella Traveni Massella, Introduzione alla Psicoterapia della Gestalt
  • Perls Hefferline Goodmann, Teoria e pratica della Gestalt. Ed.Astrolabio
  • Perls Frederick, L’IO, la fame, l’aggressività. Ed. FrancoAngeli
  • Schott-Billmann France, Quand la danse guerit. Le recherche en danze
  • Zinker Joseph, Processi creativi in psicoterapia della Gestalt. Ed.FrancoAngeli