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Dal momento in cui veniamo
al mondo, la nostra vita si evolve e si svolge
all'insegna del ritmo.
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Il primo ritmo che conosciamo è
quello datoci dal cuore di nostra madre e dall’oscillazione
del nostro corpo nel liquido amniotico. La relazione
del/la neonato/a con la propria madre o con la persona
che si prende cura di lui/lei, è caratterizzata
fin dai primi momenti da una perfetta sincronia. I
movimenti del/la bambino/a sono perfettamente sincronizzati
in una specie di danza, fatta di movimenti, suoni
e pause. E così la nostra vita si svolge secondo
i ritmi biologici: sono e veglia, attività
e riposo. E ancora il ritmo lo ritroviamo nell’alternarsi
delle stagioni, del giorno e della notte. E potremmo
via via elencare le varie alternanze che ci coinvolgono
dalla vita alla morte. Il mio interesse qui è
quello di riflettere su “come” utilizziamo
le pause che il ritmo della vita ci offre.
Può essere interessante andare a scoprire “come”
utilizziamo le pause attraverso il ciclo di contatto
della psicoterapia della Gestalt.
La Gestalt “analizza i modi in cui nel qui-e-ora,
organismo e ambiente instaurano, mantengono e portano
a termine l’esperienza del contatto”.
Il ciclo dell’esperienza di contatto-ritiro
dal contatto è caratterizzato da quattro fasi
che si sviluppano progressivamente ed è rappresentato
graficamente da una curva.
- Fase di pre-contatto, l’organismo
orienta il proprio bisogno emergente es. i segnali
che ricevo dal mio corpo mi fanno comprendere che
“ho fame”. Momento della consapevolezza.
- Fase del contatto, l’organismo
si mobilita per procurarsi il cibo. Mi muovo per
andare “verso”.
- Fase del contatto pieno, il contatto
giunge al compimento “mangio” aggredisco
il cibo, godo delle sensazioni piacevoli che gli
alimenti mi danno e percepisco il senso di pienezza
dello stomaco.
- Fase del post-contatto, questa
è la fase del “dopo”, il tempo
del ritiro del contatto e dell’assimilazione
dell’esperienza. Es.”mi sento rilassato/a”,
godo di questa sensazione di pienezza e piano piano
esco da questa esperienza e con il nutrimento di
questa mi preparo a viverne una nuova.
Quest’ultima è la fase, parlando di
pause, che ci interessa. In questo punto della curva
possiamo vedere “come” viviamo il post-contatto.
Ci sono persone che, quando entrano in questa fase,
non riescono a godere della pausa, devono essere
sempre attive, non riescono a “stare”,
a godere dell’esperienza appena vissuta.
Nella bulimia per esempio ci troviamo di fronte alla
difficoltà di stare nell’assimilazione
del cibo. La persona che soffre di bulimia, dopo aver
fatto contatto con il cibo nella fase del postcontatto
lo vomita, per poi ricominciare a percepire un nuovo
bisogno di cibo che va momentaneamente a riempire
un “vuoto” e di conseguenza a placare
l’ansia emergente.
Altro esempio dopo aver fatto all’amore, una
coppia non gode del momento del post-contatto e anziché
stare nella sensazione di ciò che reciprocamente
si è dato e ricevuto, ci si interrompe per
far dell’altro. Così come a volte non
si è in grado di concedersi una pausa di riposo
dopo una giornata di lavoro. Potrei continuare a fare
altri esempi, ma penso che ognuno/a di noi traendo
dal proprio quotidiano possa trovare esempi più
consoni al proprio vissuto. Come dice J.Zinker:”La
nostra cultura riflette un pregiudizio verso il ritmo
naturale della vita: E’ più accettabile
parlare che stare zitti. Si preferisce una produttività
regolare alla “pigrizia” la confluenza
al confronto. Viene rinforzata l’allegria mentre
viene scoraggiata la tristezza. Si preferisce la socializzazione
alla solitudine...La certezza è superiore alla
confusione. L’energia è meglio della
stanchezza. Queste predilezioni della cultura occidentale
sono il rifiuto di una vita che ha in sé ritmo,
variabilità di movimento e continuità.
L’individuo che interrompe il ciclo fra contatto
e ritiro non è in grado di lasciar andare la
propria esperienza quando è al culmine Indulge
nell’esperienza al di là del punto di
ritorno e per difesa può negarsi le sensazioni
di fatica, pesantezza o intontimento.
Ma non tutti vivono la pausa e/o il post-contatto
in modo non sano. Ci sono persone che hanno trovato
un piacevole ritmo nella propria vita, che sanno fermarsi
quando sono sazi, che sanno gustare la sensazione
del “dopo l’amore”, che sanno rilassarsi
dopo una giornata faticosa, che sanno godere del ricordo
delle esperienze che la vita gli ha offerto senza
andare in frantumi.
Ci sarebbero ancora tante cose da dire sulla pausa,
senza di essa non ci sarebbe la musica, immaginate
uno spartito senza pause, oppure una inspirazione
senza una pausa che segue l’espirazione, impossibile!
O ancora, se nella comunicazione con l’altro
immettiamo delle pause, “c’è speranza”
per chi ascolta di poter dire la sua opinione. L’alternanza
nella relazione è fondamentale ed essa non
esisterebbe senza una pausa. Le coppie litigano spesso
per “mancanza di pause” che porta a una
mancanza di ascolto.
La pausa è come lo STOP nelle
danze primitive, come nell’Expression Primitive,
il percussionista stoppa il suono del tamburo e i
danzatori si fermano, come si faceva da bambini/e
nel gioco delle belle statuine, tutto si blocca, sentiamo
la nostra energia che spinge per uscire e noi la tratteniamo,
creando un effetto magico dove tutto è fermo,
immobile, ma vivo; è il momento della pausa,
è il momento dove tutto dentro di noi vive
intensamente, è l’esperienza che i nutre
che ci fa diventare sempre più creativi/e per
poi ripartire, sempre più ricchi/e, per una
nuova avventura della vita.
Bibliografia
-
Francesetti
Gianni, Attacchi di Panico e postmodernità.
Ed.FrancoAngeli
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Giacobbe
Anna, Ipotesi di trattamento della nevrosi
ossessiva compulsiva attraverso l’utilizzo
dell’Expression Primitive. Tesi finale
in Danzaterapia
-
Massella
Traveni Massella, Introduzione alla Psicoterapia
della Gestalt
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Perls
Hefferline Goodmann, Teoria e pratica della
Gestalt. Ed.Astrolabio
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Frederick, L’IO, la fame, l’aggressività.
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Schott-Billmann
France, Quand la danse guerit. Le recherche
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