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Titolo :GIOVANNA D'ARCO di Anna Ventura tratto dalla Rivista Marea n.03/2004

 

Jeannette la Pulzella attraversa la storia e il mito a distanza di 5 secoli, portandosi ancora dietro il suo destino. Visionaria, strega, eretica mistica, apostata, Giovanna è un fiore per tutte le stagioni, un personaggio che offre il fianco all’uso indiscriminato di chi la voglia assurgere a un simbolo che contiene in sé il suo opposto e la sua negazione. Mistici e atei, conservatori e progressisti, di destra o di sinistra hanno avuto tutti in Giovanna un punto d’unione.
Incontriamo Giovanna nel momento in cui il suo accusatore, nella persona di Jean d’Estivet le rivolge contro ben 72 capi d’accusa. Ne riportiamo alcuni tra i più conosciuti, improbabili e grotteschi: “incantatrice, indovina, falsa profetessa, dedita alle arti magiche (Giovanna aveva mostrato più volte di saper presagire il futuro), scismatica, scandalosa, sediziosa, turbatrice e osteggiatrice della pace, svergognata quanto alla decenza e al riserbo consoni al suo sesso, rivendicante l’uso dell’abito maschile".Tutte queste accuse, come fa notare Franco Cardini, si possono riassumere in tre punti essenziali: 1) l’ostinazione nell’asserzione dell’origine divina delle voci; 2) la convinzione che si potesse osservare la volontà di Dio senza la mediazione della Chiesa; 3) l’uso dell’abito maschile come emblema delle sue convinzioni.
Riguardo al primo punto, all’epoca del processo, nessuno è rimasto perplesso circa la veridicità delle voci. Le voci non venivano messe in dubbio, ne giudicavano l’origine, divina per Giovanna, satanica per Cauchon, il vescovo inquisitore. Ma era soprattutto il secondo motivo che la condannò e la sua ostinazione a non riconoscere potere a quel tribunale d’ecclesiastici. Giovanna era convinta che il rapporto con Dio fosse diretto e lei rispondeva direttamente a lui così come aveva fatto con il suo re, senza intermediari. Questo non aveva dato fastidio a Dio e al suo re, ma a tutta una serie di piccoli opportunisti legati al potere che le avrebbero in qualche modo teso una fitta ragnatela di trappole in cui la piccola pastorella dei Vosgi sarebbe prima o poi caduta.
In ogni caso, grazie ai suoi collaborati e consiglieri, il Delfino, che l’aveva usata per avere un esercito di seguaci, per vincere ed essere incoronato, l’aveva poi in qualche modo consegnata al nemico, mandandola allo sbaraglio a Compiègne, dove fu fatta prigioniera dai Borgognoni. Era divenuta ingombrante con il suo costante pensiero di definitiva liberazione della Francia, in un momento in cui il duca di Borgogna riusciva a convincere il re a patteggiare con gli inglesi. Così Carlo VII, “il dolce Delfino” non mosse un dito in suo favore. La politica suggeriva di lasciare Giovanna al suo destino, minimizzando il ruolo da lei avuto nelle guerra contro gli inglesi, mettendo in giro voci che la volevano perduta a causa della sua vanità. Lo stesso processo fu evidentemente politico: i giudici erano tutti legati agli inglesi e ai Borgognoni, il cui scopo era quello di minare la credibilità e l’autorità di Carlo VII. Una volta provato che la fautrice dell’incoronazione fosse un’eretica, il potere del Delfino sarebbe stato compromesso per sempre. Consapevoli di questo Carlo VII e la sua corte si preoccuparono muovere le loro pedine. Fecero girare la voce che Giovanna era stata mossa da loro che erano così in grado di tirare fuori molte “Giovanne dal cilindro” se avessero voluto (e per la verità provarono a farlo, senza successo).
Suo malgrado Giovanna era finita tra l’incudine (CarloVII) e il martello (Inglesi e borgognoni) del potere e lì rimase schiacciata: arsa al rogo come eretica.

Il suo karma di “abusata” dal potere, non finisce con la sua morte. Viene chiamata in causa ogni qual volte il potere ne ha bisogno. Intanto il suo processo di riabilitazione, voluto da Carlo VII ormai saldamente sul trono, ma bisognoso di consensi che quella macchia non gli avrebbe garantito. Anche Shakespeare la riprende nel suo Enrico VI, contrapposta, lei così strega e così “mondana”, al puro eroe inglese John Talbot. Nei primi dell’800 fu Schiller a portarla alla causa romantica, simbolo stavolta di resistenza all’invasore. Con la Restaurazione appare Giovanna “la nazionalista”. Dobbiamo al francese Michelet la rivisitazione dei due processi di Giovanna e grazie a lui diviene opportunamente simbolo del popolo francese e della Francia, rivoluzionaria e combattente contro l’ingiustizia della corona e della Chiesa. Fu portata poi alla causa socialista da Pégny che la eresse ad eroina liberatrice dell’ingiustizia sociale. Nei primi del 900, quando l’Europa usciva da una guerra tra le più distruttive, e che la Francia aveva combattuto sotto la protezione della “sua Giovanna”, la Chiesa le concedeva, con notevole ritardo, la canonizzazione, ritardo poiché, di fatto, era già Santa Giovanna e assodata protettrice della Francia. Un riconoscimento ad una delle nazioni vincitrici.
Ma il suo destino continua ancora ad attraversare le arti. Di Shakespeare abbiamo accennato, il teatro l’ha vista protagonista in molte piece, ma è il cinema che ne ha seguito la natura piegandola, specialmente nelle prime pellicole, al soldo del potere. Dal 1898 al 1999 molte attrici hanno prestato il volto alla Pulzella: Geraldine Farrar, Renée Falconetti, Jean Seberg, Ingrid Bergman(due volte e una in teatro), Michèle Morgan, fino a Milla Javovich nell’ultimo Giovanna d’Arco di Luc Besson. Cecil B. DeMille (1916) mette in primo piano Giovanna la guerriera, l’interventista, vista la contingenza che vedeva la politica statunitense avviata in un processo d’intervento nella 1° guerra mondiale (entrerà in guerra l’anno dopo). In questo film Giovanna è Geraldine Farrar che appare in sogno ad un soldato inglese e lo esorta a liberare la Francia dall’invasore per riscattare l’Inghilterra da cui era stata tradita. In questa pellicola Giovanna ha addirittura un improbabile amante inglese. Nel 1935 una produzione tedesca si occupa di Giovanna in un film che ha l’intento di risvegliare lo spirito nazionalistico della Germania aizzando gli animi contro l’Inghilterra, trasformandola così in una “wonder woman teutonica”. Nel 1970 registriamo una versione russa (Nacala) dove si mette in rilievo l’aspetto rivoluzionario della Pulzella e che aiuta la protagonista operaia a prendere coscienza di sé. Via via passando per il film di Flaming e di Rossellini, entrambi con la Bergman, fino all’ultimo di Luc Besson dove Milla Javovich dà vita ad una invasata che più che sentire voci, ha delle allucinazioni visive e che viene tradita da potenti corrotti.
Giovanna, infine, al servizio di tutte le ideologie, di tutte le dottrine, di tutte le teorie e visioni del mondo, era forse solo una piccola donna che è riuscita là dove molti uomini hanno fallito.

Anna Ventura


Box
Giovanna d’Arco nasce nel 1412 a Domrémy in Lorena. Nel 1429, forte della sua fede, convinta di essere stata scelta da Dio per salvare la Francia, piegata dalla guerra dei Cent’anni, si presenta dal Delfino Carlo chiedendo di andare alla testa dell’esercito per liberare Orléans. Tra maggio e giugno del 1429 riesce a rompere l’assedio e a liberare Orléans e nel luglio dello stesso anno Carlo VII viene incoronato re. Nella primavera del 1430 Giovanna marcia su Compiègne per difenderla dagli anglo-borgognoni e cade in un’imboscata. Sola contro tutti subisce il carcere, un tentativo di violenza, e il processo con sentenza annunciata. All’alba del 30 maggio 1431 viene arsa viva. Tra il fumo e le fiamme si udì la sua voce che gridava forte per sei volte il nome di Gesù.