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Jeannette la Pulzella attraversa la storia e il mito
a distanza di 5 secoli, portandosi ancora dietro il
suo destino. Visionaria, strega, eretica mistica,
apostata, Giovanna è un fiore per tutte le
stagioni, un personaggio che offre il fianco all’uso
indiscriminato di chi la voglia assurgere a un simbolo
che contiene in sé il suo opposto e la sua
negazione. Mistici e atei, conservatori e progressisti,
di destra o di sinistra hanno avuto tutti in Giovanna
un punto d’unione.
Incontriamo Giovanna nel momento in cui il suo accusatore,
nella persona di Jean d’Estivet le rivolge contro
ben 72 capi d’accusa. Ne riportiamo alcuni tra
i più conosciuti, improbabili e grotteschi:
“incantatrice, indovina, falsa profetessa, dedita
alle arti magiche (Giovanna aveva mostrato più
volte di saper presagire il futuro), scismatica, scandalosa,
sediziosa, turbatrice e osteggiatrice della pace,
svergognata quanto alla decenza e al riserbo consoni
al suo sesso, rivendicante l’uso dell’abito
maschile".Tutte queste accuse, come fa notare
Franco Cardini, si possono riassumere in tre punti
essenziali: 1) l’ostinazione nell’asserzione
dell’origine divina delle voci; 2) la convinzione
che si potesse osservare la volontà di Dio
senza la mediazione della Chiesa; 3) l’uso dell’abito
maschile come emblema delle sue convinzioni.
Riguardo al primo punto, all’epoca del processo,
nessuno è rimasto perplesso circa la veridicità
delle voci. Le voci non venivano messe in dubbio,
ne giudicavano l’origine, divina per Giovanna,
satanica per Cauchon, il vescovo inquisitore. Ma era
soprattutto il secondo motivo che la condannò
e la sua ostinazione a non riconoscere potere a quel
tribunale d’ecclesiastici. Giovanna era convinta
che il rapporto con Dio fosse diretto e lei rispondeva
direttamente a lui così come aveva fatto con
il suo re, senza intermediari. Questo non aveva dato
fastidio a Dio e al suo re, ma a tutta una serie di
piccoli opportunisti legati al potere che le avrebbero
in qualche modo teso una fitta ragnatela di trappole
in cui la piccola pastorella dei Vosgi sarebbe prima
o poi caduta.
In ogni caso, grazie ai suoi collaborati e consiglieri,
il Delfino, che l’aveva usata per avere un esercito
di seguaci, per vincere ed essere incoronato, l’aveva
poi in qualche modo consegnata al nemico, mandandola
allo sbaraglio a Compiègne, dove fu fatta prigioniera
dai Borgognoni. Era divenuta ingombrante con il suo
costante pensiero di definitiva liberazione della
Francia, in un momento in cui il duca di Borgogna
riusciva a convincere il re a patteggiare con gli
inglesi. Così Carlo VII, “il dolce Delfino”
non mosse un dito in suo favore. La politica suggeriva
di lasciare Giovanna al suo destino, minimizzando
il ruolo da lei avuto nelle guerra contro gli inglesi,
mettendo in giro voci che la volevano perduta a causa
della sua vanità. Lo stesso processo fu evidentemente
politico: i giudici erano tutti legati agli inglesi
e ai Borgognoni, il cui scopo era quello di minare
la credibilità e l’autorità di
Carlo VII. Una volta provato che la fautrice dell’incoronazione
fosse un’eretica, il potere del Delfino sarebbe
stato compromesso per sempre. Consapevoli di questo
Carlo VII e la sua corte si preoccuparono muovere
le loro pedine. Fecero girare la voce che Giovanna
era stata mossa da loro che erano così in grado
di tirare fuori molte “Giovanne dal cilindro”
se avessero voluto (e per la verità provarono
a farlo, senza successo).
Suo malgrado Giovanna era finita tra l’incudine
(CarloVII) e il martello (Inglesi e borgognoni) del
potere e lì rimase schiacciata: arsa al rogo
come eretica.
Il suo karma di “abusata” dal potere,
non finisce con la sua morte. Viene chiamata in causa
ogni qual volte il potere ne ha bisogno. Intanto il
suo processo di riabilitazione, voluto da Carlo VII
ormai saldamente sul trono, ma bisognoso di consensi
che quella macchia non gli avrebbe garantito. Anche
Shakespeare la riprende nel suo Enrico VI, contrapposta,
lei così strega e così “mondana”,
al puro eroe inglese John Talbot. Nei primi dell’800
fu Schiller a portarla alla causa romantica, simbolo
stavolta di resistenza all’invasore. Con la
Restaurazione appare Giovanna “la nazionalista”.
Dobbiamo al francese Michelet la rivisitazione dei
due processi di Giovanna e grazie a lui diviene opportunamente
simbolo del popolo francese e della Francia, rivoluzionaria
e combattente contro l’ingiustizia della corona
e della Chiesa. Fu portata poi alla causa socialista
da Pégny che la eresse ad eroina liberatrice
dell’ingiustizia sociale. Nei primi del 900,
quando l’Europa usciva da una guerra tra le
più distruttive, e che la Francia aveva combattuto
sotto la protezione della “sua Giovanna”,
la Chiesa le concedeva, con notevole ritardo, la canonizzazione,
ritardo poiché, di fatto, era già Santa
Giovanna e assodata protettrice della Francia. Un
riconoscimento ad una delle nazioni vincitrici.
Ma il suo destino continua ancora ad attraversare
le arti. Di Shakespeare abbiamo accennato, il teatro
l’ha vista protagonista in molte piece, ma è
il cinema che ne ha seguito la natura piegandola,
specialmente nelle prime pellicole, al soldo del potere.
Dal 1898 al 1999 molte attrici hanno prestato il volto
alla Pulzella: Geraldine Farrar, Renée Falconetti,
Jean Seberg, Ingrid Bergman(due volte e una in teatro),
Michèle Morgan, fino a Milla Javovich nell’ultimo
Giovanna d’Arco di Luc Besson. Cecil B. DeMille
(1916) mette in primo piano Giovanna la guerriera,
l’interventista, vista la contingenza che vedeva
la politica statunitense avviata in un processo d’intervento
nella 1° guerra mondiale (entrerà in guerra
l’anno dopo). In questo film Giovanna è
Geraldine Farrar che appare in sogno ad un soldato
inglese e lo esorta a liberare la Francia dall’invasore
per riscattare l’Inghilterra da cui era stata
tradita. In questa pellicola Giovanna ha addirittura
un improbabile amante inglese. Nel 1935 una produzione
tedesca si occupa di Giovanna in un film che ha l’intento
di risvegliare lo spirito nazionalistico della Germania
aizzando gli animi contro l’Inghilterra, trasformandola
così in una “wonder woman teutonica”.
Nel 1970 registriamo una versione russa (Nacala) dove
si mette in rilievo l’aspetto rivoluzionario
della Pulzella e che aiuta la protagonista operaia
a prendere coscienza di sé. Via via passando
per il film di Flaming e di Rossellini, entrambi con
la Bergman, fino all’ultimo di Luc Besson dove
Milla Javovich dà vita ad una invasata che
più che sentire voci, ha delle allucinazioni
visive e che viene tradita da potenti corrotti.
Giovanna, infine, al servizio di tutte le ideologie,
di tutte le dottrine, di tutte le teorie e visioni
del mondo, era forse solo una piccola donna che è
riuscita là dove molti uomini hanno fallito.
Anna Ventura
Box
Giovanna d’Arco nasce nel 1412 a Domrémy
in Lorena. Nel 1429, forte della sua fede, convinta
di essere stata scelta da Dio per salvare la Francia,
piegata dalla guerra dei Cent’anni, si presenta
dal Delfino Carlo chiedendo di andare alla testa dell’esercito
per liberare Orléans. Tra maggio e giugno del
1429 riesce a rompere l’assedio e a liberare
Orléans e nel luglio dello stesso anno Carlo
VII viene incoronato re. Nella primavera del 1430
Giovanna marcia su Compiègne per difenderla
dagli anglo-borgognoni e cade in un’imboscata.
Sola contro tutti subisce il carcere, un tentativo
di violenza, e il processo con sentenza annunciata.
All’alba del 30 maggio 1431 viene arsa viva.
Tra il fumo e le fiamme si udì la sua voce
che gridava forte per sei volte il nome di Gesù.
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