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Don Giovanni entra nella storia letteraria mondiale
grazie alla fama che Mozart insieme a Lorenzo Da Ponte
gli hanno dato con il loro capolavoro. Si è
cercato da sempre l’uomo che ha potuto dare
vita a questa leggenda. In questa sede se è
esistito o meno un Don Giovanni non interessa, ma
la sua leggenda sì e per modello mi piace prendere
proprio il celebre Don Giovanni mozartiano. Il personaggio
principale è da tutti conosciuto come un libertino,
colui che fa dell’eros il suo stile di vita,
che va fuori da tutte le norme morali, un egoista-egocentrico.
Intorno a lui ruotano dei personaggi che si oppongono
alla sua maniera d’intendere la vita. Masetto
e Zerlina, sono senz’altro la personificazione
dell’Ingenuità, lei circuita e lui gabbato
proprio appena sposati. I personaggi di Donna Elvira
(amante respinta) Donna Anna (circuita anche lei),
Don Ottavio (pronto a difendere l’onore di quest’ultima
che gli si promette), sono la Norma, la Morale che
non può plaudire alle conquiste del Nostro.
Infine c’è la Statua (del padre morto
in duello di Donna Anna) che simboleggia la Punizione,
la Legge. Il motivo della statua veleggia per tutto
il Cinquecento nei letterari europei e in tutte le
opere dove si fa appiglio a questo particolare Deus
ex machina, appare sempre per punire colui che sfida
le leggi della Morale; e lo punisce con l’incubo
peggiore: facendo leva sulla paura arcaica del divoramento
(Don Giovanni viene divorato insieme alla Statua che
lo accompagna, dalla terra).
Don Giovanni, come appartenente alla
leggenda, all’essere senza norma, all’insolito
è la Creatività che da sempre ha la
sua sede preferenziale nel Sogno. Semplificando Don
Giovanni è la Creatività e il Sogno.
Gli stessi sposini (Masetto e Zerlina), che rappresentano
l’Ingenuità, sono più vicini al
mondo di Don Giovanni rispetto a quello che simboleggiano
gli altri personaggi. Il racconto quindi pone il confronto
tra il Sogno/Creatività da una parte e la Norma/Morale/Legge
dall’altra. Nella narrazione, si sa, trionfa
la parte istituzionale, ma forse noi possiamo trovare
un’altra strada, un altro modo di guardare al
nostro “eroe”. Infatti, il Sogno e la
Creatività appartengono alla sfera personale,
nascono dall’Intimo e sono perciò sempre
profondi.
Quando riesco a far emergere qualcosa
che è nel mio Intimo ed appartiene al mio personale,
trovo difficile che si possa trattare di qualcosa
di superficiale. Quello che segua la via dall’interno
all’esterno, costa sempre molta fatica e a volte
anche sofferenza. Di contro la Norma, la Morale e
la Legge hanno a che fare con il Razionale il Sociale
e il Superficiale (nel senso etimologico del termine
e non valutativo). A questo aggiungiamo che l’Intimo,
il Profondo svela l’essenza del nostro essere
che appartiene al Desiderio.
Noi viviamo nel Desiderio e da questo
prendiamo-apprendiamo gli stimoli buoni/non buoni
per condurre la nostra esistenza. Ovviamente la sfera
Razionale e Sociale che abbiamo identificato con la
Norma/Legge, esiste per negare il Desiderio, in modo
da tenere in Superficie, appunto, non il desiderio
personale, ma quello Sociale, che in realtà
è il desiderio di autoalimentazione della Morale.
Da sempre, per cultura, la sfera del Personale appartiene
alle Donne, mentre la sfera Sociale è identificata
con il maschile. Don Giovanni appartiene quindi all’universo
femminile, è sostanzialmente un personaggio
femmineo, non stupisce allora il suo essere seduttivo
(caratteristica culturalmente femminile). Mi spingerò
ancora oltre affermando che in fondo non è
Don Giovanni ad avere molte donne, ma sono molte donne
ad avere Don Giovanni. Le donne cercano e trovano
in lui la realizzazione del Desiderio, la Profondità
dell’Intimo, la potenza della Creatività.
Don Giovanni è il loro Bisogno
di credere al Desiderio come forma di vita, come essenza
dell’anima.
In tutto questo chi ha dimenticato Leporello? Il fedele(?)
servitore? Leporello subisce il fascino dei due modi
di essere, è il fanciullo in cammino che subisce
il fascino del Sogno, del Creativo ma nello stesso
tempo viene spaventato dal mondo Adulto, dalla Morale,
dalla Norma che ne castra i Desideri proibiti. Vorrebbe,
ma non si può! Perché ci potrebbe sempre
essere una statua a ricreare le temute fantasie dell’essere
divorati.
Anna Ventura
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