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Il mondo della canzone italiana è da sempre
teatro variegato di ritmi e generi, ma le tematiche
affrontate, a parte i soliti noti cantautori, prediligono
i conflitti, le gioie e i dolori che Lei e soltanto
LEI è capace di infondere all’uomo.
La LEI nella canzone italiana riveste più ruoli,
copre un vastissimo terreno dove camminano mogli affettuose,
madri intoccabili, amanti perdute, bambine innamorate,
donne che aspettano (Le colline sono in fiore) donne
che non aspettano (Fiori rosa fiori di pesco),cattive
(Vipera), buonissime (Acqua azzurra acqua chiara).Senza
LEI il mondo musicale perderebbe i suoi massimi principi
ispiratori. Così a ritmo di swing, valzer,
tango, bossanova, in ritmi lenti, pop, rock , LEI
rimane la padrona assoluta della scena.
Per non perdere La tramontana seguirò un filo
conduttore che illustra non i ruoli, dove ci sarebbe
da spendere molte più parole, ma il tipo di
relazioni o posizioni esistenziali che riguardano
la donna, ed anche così l’argomento si
presenta ancora vasto. Tuttavia vorrei racchiudere
questo tipo di relazioni in quattro principali, e
mi scuso già da ora se in quelle che tratterò
mancherà la vostra canzone preferita.
La prima posizione è sicuramente una delle
più tipiche sopratutto negli anni ’50
ed è LUI BRAVO LEI CATTIVA.
…femmane comm’a te/ nu ponno stà
pe n’omm onesto comm’a mme/ Femmana, tu
si na malafemmana…
Questo tipo di relazione illustra il “povero”
lui come vittima della vera “carnefice della
storia”: la donna cattiva. Nella categoria,
negli anni ’30-’50, troviamo a farla da
regine soprattutto le donne di malaffare che vengono
cantate con notevole successo da ingenui giovanotti,
come una coppa di champagne tu mi sai dar la dolce
ebbrezza che un’ora può durar,….
Tu sei di tutti crude parole ma è così!
A volte sono “purtroppo” anche madri snaturate,
come in Balocchi e profumi, dove la genitrice egoista
viene punita con la morte della figlia trascurata.
Anche le prostitute cantano la loro tristezza: schiave
di un mondo brutal noi siamo i fior del mal, interpretata
da donne ma severamente scritta da uomini che “conoscono
loro” lo stato d’animo di una “lucciola”.
Anche la canzone popolare è ricca di queste
“donnacce” di cui è piena la cronaca
nera come Donna Lombarda che vuole uccidere l’ignaro
e buon marito, ma il progetto non va a buon fine per
l’intervento del piccolo figlioletto che mette
in guardia il padre (alleanza tra giusti) da tale
perfida moglie. Che dire poi dell’uomo carne
‘e maciello per eccellenza: l’emigrante.
Oltre a soffrire la mancanza del paese natio, della
mamma e della figlia si trova a fianco una donna che
si gusta il bello di una vita “fuori le mura”
ignorando le lacrime e sangue del consorte, con una
condotta discutibile. Che v’aggio a di’,
se i figli vonno a mamma facitela turnà chella
Signora….L’emigrante di Lacreme napulitane
prende una cristiana distanza dalla moglie cattiva
e insensibile io no nu torno e me ne resto fore, e
resto a fatica’ pe’ tutt’e quante,
io c’aggio perso casa, patria e onore….
Sempre a proposito di mogli che non rientrano nel
quadro della virtuosa e “dabbene” che
sa sostenere il proprio uomo, troviamo una ricca produzione
dalla napoletana Luisa di Ciccio Formaggio che al
mammalucco gliene fa di tutti i colori, da tagliarli
u’ cuollo da’ cammisa fino a lasciarlo
e andarsene con un altro; alla normativa e conservatrice
che sentenzia: Chi non lavora non fa l’amore!
che costringe, il già poco politicizzato Celentano,
ad essere crumiro. Ma non solo le mogli sono una sorpresa
per il retto maschio che le ha sposate, non sapendo
che il melone poteva uscire bianco, o che la consorte
può divenire ogni giorno più sciatta
e lasciarsi andare sempre più, ma anche quelle
disgraziate delle fidanzate e amanti sono un pericolo
costante ed una spina avvelenata nel fianco del buono
e giusto che si trova sempre indifeso tra i tentacoli
della Vipera di turno. Così Lei è via
via Core ‘ngrato , capricciosa come i suoi ricci
(La donna riccia), ritrosa e colpevolmente intrigante
in Te voglio bene assaie, debilitante come una Malatia
in grado di produrre un cambiamento nel bravo amante
fino a farlo diventare scettico (Scettico blues).
Gli fa implorare piangente Torna sta casa aspetta
a tte, rinunciando alla dignità ultima di una
sofferenza dignitosa sarò lo scendiletto su
cui cammini tu fino alla disperata ribellione: Stai
lontana da me. In questo gruppo di varie Luisa, Irene,
Signora Lia, Agata, piene di Perfidia in definitiva
di Belle senz’anima si fa largo un’esile
speranza che proprio quella così ingannevole
e traditora no non può essere lei! Non è
Francesca! Non ci credo, non la mia compagna, lei
è la donna ideale è sempre a casa che
aspetta me… anche quando sono io il cattivo.
Veniamo quindi al secondo gruppo di
letteratura canora che posiziona:
LUI CATTIVO LEI BUONA
La maggior parte della produzione di donne buone è
cantate da interpreti femminili, ma rigidamente scritte
e musicate da uomini.
La letteratura si apre con la figura di colei che
aspetta il traditore, l’uomo cattivo dotato
di corta memoria e grande sexy appel. C’è
una donna tra queste che da quando ha iniziato ad
aspettare non ha mai smesso e nel nostro immaginario,
la sconsolata è ancora lì che attende
l’infame che le ha dato un appuntamento, lasciandola
sola e umiliata ad attendere invano, già perché
lui non verrà. Il grande successo de L’appuntamento
è dovuto alla sua interprete (Vanoni) o all’immaginario
maschile che vede in questo una gratificazione di
superiorità? Di donne che aspettano imploranti
Amore ritorna le colline sono in fiore; Amore mi manchi
torna presto se puoi, ne troviamo a bizzeffe. C’è
ne una però che si erge austera e pallida:
una certa Signorinella dirimpettaia di uno studente
che dopo la laurea, va a sposare l’antica fidanzata
che lo aspetta al paese. Ma la Signorinella pallida,
torna in mente perché il suo piccino aprendo
un vecchio libro di latino vi ha trovato una viola
del pensiero da lei regalata a lui. Lui, che ormai
ha i capelli bianchi, ha fermato pirandellianamente
il tempo su un quadro di una giovane ed ingenua, che
gli si è offerta con amore. Avrà avuto
una sua vita questa povera Signorinella pallida? No!
È lì infelice che attende che il suo
ragazzo dottore torni dal quel paese imbiancato di
neve.
Questo succedeva nella prima metà del Novecento,
nella seconda c’è un gruppo di giovani
capelloni che sanno approfittare di un corpo caldo
e condiscendente, di una strana amica di una sera,
che lasciano lì come una stoccafissa perché
ritorna tanta tanta voglia di lei, la Lei che a casa
aspetta innocente che il suo uomo torni. Dev’essere
sempre lo stesso che una sera, seduto in quel caffè
.. non pensava a te, e si consuma una storia di sesso
con una sconosciuta, che peraltro ritorna ad essere
tale dopo, quando ritorna da Lei che non capisce (ingenua)
cosa è successo. Questa Lei brava e buona può
non aspettare più, ma solo per una ragione
superiore alle sue forze: la morte. Modugno, andato
chissà dove a fare che, al ritorno incontra
la portinaia che con uno stacco e una lunga pausa
piena di pathos dice: è morta stamattina riprendendo
il vecchio motivo dei primi novecento di Funesta ca
lucive. Insomma la morte è l’unica ragione
di devianza dal ruolo delle Lei che sanno aspettare
il gaudente, intrigante e traditore maschio latino
e non solo, ricordate Tell Laura I love her?
Gli ultimi due gruppi di donne richiamano una parità
(sic!) di diritti nei ruoli:
LUI CATTIVO LEI CATTIVA
Il genere è stato sviluppato meravigliosamente
da Fred Buscaglione.
C’è Teresa, che si oppone a suo modo
al marito traditore, il quale si giustifica per averla
tradita con la sua migliore amica, addossando a quest’ultima
la colpa: cosa mai potevo far? Implora così
Teresa di non sparare col fucile, che la gelosa senza
cuore ha imbracciato, non avendo nessuna voglia di
perdonare. C’è anche una donna piccola
così (ricordate il gesto di Fred con il pollice
e l’indice?), che mentre lui si affannava a
fare la grana col tressette, si dava da fare con un
altro.
La donna di Buscaglione, cattivo e legato alla “mala”,
è degna di lui: spara cazzotti come Rocky il
gran campion (Che bambola) è Criminalmente
bella, Pericolosissima.
In questo gruppo si possono far rientrare tutte le
canzoni che inneggiano al corpo della donna, “colpevole”
di metterlo in mostra scatenando l’istinto del
Latin Lover. Da Ma le gambe, Che mele, Signorine grandi
firme fino a Chi siete? dove le sconosciute per strada
sono comunque tentatrici per il solo fatto che esistono,
dotate di quel perfetto apparato respiratorio che
va dalla bocca al seno!
LUI BUONO LEI BUONA
Una sola parola: Mamma
La Mamma è la buona per antonomasia dal 1919
con la Ninna Nanna delle 12 mamme che crescono i propri
figli per vederseli restituiti uccisi dalla guerra
(che è donna come genere, ma Atena partorita
da mente maschile), fino a Viva la mamma, donna di
cui si può parlare senza far ingelosire l’amata,
passando per l’internazionale Mamma del 1941.
Anche al Festival di Sanremo si cantò nel 1954:
Son tutte belle le mamme del mondo quando un bimbo
si stringono al cuor! Chissà come sono quando
ti tirano una ciabatta?!..
Non possiamo fare a meno di mettere nella categoria
anche le bambine ingenue, catechizzate dal paterno/normativo
lui, tutti canti precettivi come Bambina Innamorata,
Non dimenticar le mie parole (la piccola non sa cos’è
l’amor), Bambina Bambina, Giovane Giovane (superlativi
relativi di cotanta mercede maschile), Bada Bambina
(ammonimento ad aprire gli occhi ed accorgersi di
LUI), Cara piccina ecc. per arrivare alle più
recenti Albachiara , Sara e Balla Linda
.
Alle donne è stato messo in bocca tutto il
dizionario che riguarda l’amore: gioia, sofferenza,
perfidia, tradimenti, odio, innamoramenti, suicidi,
omicidi, virtù e sconvenienze; sono donne senza
morale, bambine ingenue, donne oggetto (La bambola),
destinatarie di serenate e di bestemmie, amanti comprensive,
civette, pretenziose, crudeli, malefemmine dichiarate,
mamme, figlie, spose; sono state inneggiate (Donna
tutto si fa per te; Donne in cerca di guai, Le ragazze
… che quando dicono no ci devi stare è
inutile tentare); donne depositarie di istruzioni
per l’uso (Teorema; Una ragazza in due); ma
finalmente c’è una canzone che canta
veramente Quello che le donne non dicono, e qui si
apre un capitolo nuovo scritto orgogliosamente da
donne. Sono loro che alzano ora la voce attraverso
la musica di giovani artiste con le idee chiare.
Anna Ventura
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