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La prima volta che ho incontrato Cecilia
Gatto Trocchi era… in un’aula dell’Università
di Perugia. Tutto normale e tutto solito, forse, non
per me. Io quel giorno ero una trasgressiva: ero iscritta
a Giurisprudenza, ma avevo voglia d’altro, dato
quindi uno sguardo frettoloso in giro, avevo preso
la decisione di fare una puntatine all’Istituto
di Antropologia Culturale.
Lì era lei, che riempiva l’aula con la
sua solarità, il suo sorriso e la sua ironia.
Mi colpì immediatamente la capacità
di trasmettere il suo sapere che per molti professoroni
universitari non è poi così scontato.
A volte si perdono dietro loro astrusi ragionamenti,
con il risultato che tu resti lì a bocca aperta
a dire… non ci ho capito niente. Con lei è
stato tutto facile anche la decisione di cambiare
facoltà per poterla seguire “ufficialmente”.
“Alla scienza occorre avvicinarsi con umiltà!”
questo è stato il suo primo insegnamento. Durante
l’anno accademico mi resi conto di aver trovato
finalmente la mia “maestra”. Ero viva,
attenta, entusiasta, durante le sue lezioni, e non
solo per l’argomento (la fiaba italiana di magia),
quanto perché sapeva trasmettere a tutti carica
e voglia di conoscere. Non mi guardava mai, però,
l’ho compreso molto dopo, mi seguiva attentamente.
Ho dato due esami con lei e l’ho seguita per
quanto ho potuto durante i suoi seminari: aveva il
dono di non essere mai banale. Mi fece conoscere Borges,
Barthes e soprattutto Levi-Strauss. Poi mi fece il
regalo più grande mi chiamò a collaborare
con lei ad una ricerca e iniziammo a frequentarci.
Per molti anni ci vedevamo volentieri ogni volta che
lei era a Perugia. Quando io l’ho conosciuta
era una strutturalista; come sempre aveva visto giusto
ed aveva avuto occhio giacché il metodo ha
aperto orizzonti in molte discipline e anche se per
qualche verso risulta superato ha aperto strade ed
opportunità a molte materie di studio. Ma all’epoca
lei doveva difendersi dagli attacchi dei marxisti
che accusavano il metodo di non so quale ideologia
occulta. Non ha mai avuto paura di querelle intellettuali
e non si è mai tirata indietro, mi diceva ancora:
“I dibattiti pubblici sono quelli che informano
di cultura, che la tengono viva, quindi rispondi sempre
pubblicamente alle accuse che ti fanno.” Lo
studio allegro ed appassionato è stato il cammino
che mi ha indicato. Non era la solita Accademica,
seriosa, dispotica, scostante. Lei era piuttosto disponibile,
affascinate, di grande cultura e divertente. Sempre
ironica con se stessa prima. Ho conosciuto anche Massimiliano,
suo figlio, ed è stato facile capire l’amore
che la legava a lui.
Era passato un po’ di tempo quando la rividi.
Ero stata all’estero e al ritorno lei non insegnava
più a Perugia. Ma mi telefonò una volta
capitata in città e andammo a cena insieme.
Ovviamente mi meravigliò dicendomi che si era
convertita al cattolicesimo. Io la guardai strabiliata:
“scherza” pensai “No! è vero,
verrà anche per te il momento vedrai…arriva
per tutti!” e nella serata ogni tanto così
per prendermi in giro pontificava “Convertiti!”.
Un’altra sera la incontrai per caso e mi portò
a conoscenza dei suoi ultimi interessi: le sette sataniche!
Non era cambiata era sempre piena di idee ed entusiasmo,
cominciava ad apparire in televisione e quella volta,
certo non potevo pensare che sarebbe stata l’ultima
delle nostre risate insieme. Da quel momento i nostri
percorsi di vita sono stati differenti e non ci siamo
più viste, non di persona almeno. Lei era ospitata
spesso in TV e qualche volta la “catturavo”
di passaggio.
Improvvisamente il 12 luglio la notizia del suo suicidio.
Ho stentato a crederci. Non lei! Non avrebbe potuto
farlo mai! A questa notizia si aggiunge che non si
era mai ripresa dalla morte del figlio. Ho cominciato
a capire. Non sapevo, naturalmente, che Massimiliano
fosse mancato. Ho fatto un “giro” per
Internet: alcuni dicono che sia morto dopo una breve
e fulminante malattia, altri in un incidente. Resta
il fatto che lei lo amava e che per quello che ne
so io, era il suo unico grande amore. Leggo che era
caduta in una depressione, da cui non riusciva a riprendersi.
È difficile immaginarsela in questo modo! Comprensibile,
ma difficile per me che sono stata così fortunata
da godere delle sue battute ironiche e della sua contagiosa
voglia di vivere. Mi accompagnava nei miei voli progettuali,
sempre un po’ pazzi, non si tirava mai indietro.
Però posso vederla mentre con fatica arriva
al quinto piano della sua palazzina. Il cinque, non
è un numero a caso, intanto perché in
quella palazzina lei aveva vissuto per molto tempo
al quinto piano, prima di prendere casa a piano terra,
poi perché il 5 è il simbolo della “quintessenza”
che agisce sulla materia. Significa anche il corpo
umano con le quattro membra più la testa che
le controlla. Il cinque implica mutamento e trasformazione
la congiunzione tra il principio maschile e quello
femminile.
Lei si è congiunta, ora al suo principio maschile,
Massimiliano, ed è passata da questo ad un
altro mondo con la foto di lui ben stretta nella mano.
Io amo pensarla allegra, solare, affascinate, entusiasta
e colta senza farlo pesare, così come è
sempre vissuta.
Anna Ventura
BOX
Cecilia Gatto Trocchi è stata docente di Antropologia
Culturale presso le Università di Perugia e
di Chieti e Roma Tre. Nota per le sue frequentazioni
televisive da Porta a porta, al Costanzo show Ha pubblicato
per la Newton & Compton: sette sataniche e occultismo;
Leggende e racconti popolari di Roma; Le più
belle leggende popolari italiane; I miracoli. Per
Gremese: Enciclopedia illustrata dei simboli. Per
Franco Angeli: Civiltà e culture. Lineamenti
di antropologia; Le muse in azione. Ricerche di antropologia
dell’arte. Per Piemme: Storia esoterica d’Italia.
Per Queriniana: Affare magia. Ricerca su magia ed
essoterismo in Italia; I nuovi movimenti religiosi.
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