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Titolo : CECILIA: UNA PAUSA DALLA VITA di Anna Ventura tratto dalla Rivista Marea n.03/2005

 

 

La prima volta che ho incontrato Cecilia Gatto Trocchi era… in un’aula dell’Università di Perugia. Tutto normale e tutto solito, forse, non per me. Io quel giorno ero una trasgressiva: ero iscritta a Giurisprudenza, ma avevo voglia d’altro, dato quindi uno sguardo frettoloso in giro, avevo preso la decisione di fare una puntatine all’Istituto di Antropologia Culturale.


Lì era lei, che riempiva l’aula con la sua solarità, il suo sorriso e la sua ironia. Mi colpì immediatamente la capacità di trasmettere il suo sapere che per molti professoroni universitari non è poi così scontato. A volte si perdono dietro loro astrusi ragionamenti, con il risultato che tu resti lì a bocca aperta a dire… non ci ho capito niente. Con lei è stato tutto facile anche la decisione di cambiare facoltà per poterla seguire “ufficialmente”.


“Alla scienza occorre avvicinarsi con umiltà!” questo è stato il suo primo insegnamento. Durante l’anno accademico mi resi conto di aver trovato finalmente la mia “maestra”. Ero viva, attenta, entusiasta, durante le sue lezioni, e non solo per l’argomento (la fiaba italiana di magia), quanto perché sapeva trasmettere a tutti carica e voglia di conoscere. Non mi guardava mai, però, l’ho compreso molto dopo, mi seguiva attentamente. Ho dato due esami con lei e l’ho seguita per quanto ho potuto durante i suoi seminari: aveva il dono di non essere mai banale. Mi fece conoscere Borges, Barthes e soprattutto Levi-Strauss. Poi mi fece il regalo più grande mi chiamò a collaborare con lei ad una ricerca e iniziammo a frequentarci. Per molti anni ci vedevamo volentieri ogni volta che lei era a Perugia. Quando io l’ho conosciuta era una strutturalista; come sempre aveva visto giusto ed aveva avuto occhio giacché il metodo ha aperto orizzonti in molte discipline e anche se per qualche verso risulta superato ha aperto strade ed opportunità a molte materie di studio. Ma all’epoca lei doveva difendersi dagli attacchi dei marxisti che accusavano il metodo di non so quale ideologia occulta. Non ha mai avuto paura di querelle intellettuali e non si è mai tirata indietro, mi diceva ancora: “I dibattiti pubblici sono quelli che informano di cultura, che la tengono viva, quindi rispondi sempre pubblicamente alle accuse che ti fanno.” Lo studio allegro ed appassionato è stato il cammino che mi ha indicato. Non era la solita Accademica, seriosa, dispotica, scostante. Lei era piuttosto disponibile, affascinate, di grande cultura e divertente. Sempre ironica con se stessa prima. Ho conosciuto anche Massimiliano, suo figlio, ed è stato facile capire l’amore che la legava a lui.


Era passato un po’ di tempo quando la rividi. Ero stata all’estero e al ritorno lei non insegnava più a Perugia. Ma mi telefonò una volta capitata in città e andammo a cena insieme. Ovviamente mi meravigliò dicendomi che si era convertita al cattolicesimo. Io la guardai strabiliata: “scherza” pensai “No! è vero, verrà anche per te il momento vedrai…arriva per tutti!” e nella serata ogni tanto così per prendermi in giro pontificava “Convertiti!”.


Un’altra sera la incontrai per caso e mi portò a conoscenza dei suoi ultimi interessi: le sette sataniche! Non era cambiata era sempre piena di idee ed entusiasmo, cominciava ad apparire in televisione e quella volta, certo non potevo pensare che sarebbe stata l’ultima delle nostre risate insieme. Da quel momento i nostri percorsi di vita sono stati differenti e non ci siamo più viste, non di persona almeno. Lei era ospitata spesso in TV e qualche volta la “catturavo” di passaggio.


Improvvisamente il 12 luglio la notizia del suo suicidio. Ho stentato a crederci. Non lei! Non avrebbe potuto farlo mai! A questa notizia si aggiunge che non si era mai ripresa dalla morte del figlio. Ho cominciato a capire. Non sapevo, naturalmente, che Massimiliano fosse mancato. Ho fatto un “giro” per Internet: alcuni dicono che sia morto dopo una breve e fulminante malattia, altri in un incidente. Resta il fatto che lei lo amava e che per quello che ne so io, era il suo unico grande amore. Leggo che era caduta in una depressione, da cui non riusciva a riprendersi. È difficile immaginarsela in questo modo! Comprensibile, ma difficile per me che sono stata così fortunata da godere delle sue battute ironiche e della sua contagiosa voglia di vivere. Mi accompagnava nei miei voli progettuali, sempre un po’ pazzi, non si tirava mai indietro. Però posso vederla mentre con fatica arriva al quinto piano della sua palazzina. Il cinque, non è un numero a caso, intanto perché in quella palazzina lei aveva vissuto per molto tempo al quinto piano, prima di prendere casa a piano terra, poi perché il 5 è il simbolo della “quintessenza” che agisce sulla materia. Significa anche il corpo umano con le quattro membra più la testa che le controlla. Il cinque implica mutamento e trasformazione la congiunzione tra il principio maschile e quello femminile.
Lei si è congiunta, ora al suo principio maschile, Massimiliano, ed è passata da questo ad un altro mondo con la foto di lui ben stretta nella mano.
Io amo pensarla allegra, solare, affascinate, entusiasta e colta senza farlo pesare, così come è sempre vissuta.


Anna Ventura

BOX
Cecilia Gatto Trocchi è stata docente di Antropologia Culturale presso le Università di Perugia e di Chieti e Roma Tre. Nota per le sue frequentazioni televisive da Porta a porta, al Costanzo show Ha pubblicato per la Newton & Compton: sette sataniche e occultismo; Leggende e racconti popolari di Roma; Le più belle leggende popolari italiane; I miracoli. Per Gremese: Enciclopedia illustrata dei simboli. Per Franco Angeli: Civiltà e culture. Lineamenti di antropologia; Le muse in azione. Ricerche di antropologia dell’arte. Per Piemme: Storia esoterica d’Italia. Per Queriniana: Affare magia. Ricerca su magia ed essoterismo in Italia; I nuovi movimenti religiosi.